Luigi Ciotti

luigi_webCari amici, mi dispiace non poter essere oggi con voi, ma – credetemi non è retorica – lo sono con l’anima e con il cuore.

Le Dolomiti sono le mie radici, la mia casa, e me le porto sempre dentro come un’insopprimibile nostalgia di bellezza e d’infinito.

 

Mai come oggi abbiamo bisogno di “catene umane” che ci liberino da quelle dello sfruttamento e delle ingiustizie.

Catena umana vuol dire interdipendenza, mondo che non ammette più muri né frontiere, ma perciò significa anche corresponsabilità, impegno di ciascuno a realizzarlo.

Penso allora alle tante catene umane segno di speranze. Come quelle dei pescatori di Lampedusa, accorsi in mare per soccorrere i naufraghi, o a quelle di questi giorni, le lunghe file di auto che tornano dall’Ungheria con a bordo le persone venute a cercare sicurezza e dignità nel cuore dell’Europa.

Ma quell’abbracciare le montagne vuol dire anche cura della Terra, la nostra casa, il primo dei nostri beni comuni. È l’impegno che ci ha affidato papa Francesco con la enciclica “Laudato sì”, dove si sottolinea che la riduzione delle ingiustizie e la difesa della Terra sono facce di una stessa medaglia.

E che all’economia va ridata una coscienza ecologica, una capacità di produrre per il bene di tutti e nel rispetto del pianeta che ci ospita.

Il grido dei poveri è anche il grido della Terra umiliata e offesa. Facciamo in modo che questo doppio grido trovi ascolto, speranza e impegno nei nostri abbracci.

Con amicizia.

Luigi Ciotti